Al Commissario Europeo ai Consumatori
Sig. ra Emma Bonino
Al Commissario Europeo ai Trasporti
Sig. Kinnock
E p.c. ai Ministri ai Trasporti e all’Ambiente
Sigg. Claudio Burlando e Edo Ronchi
Milano, 16 luglio 1998
Egregi Signori,
la travagliata apertura di "Malpensa 2000" è il caso esemplare di come la politica riesce ad inventare soluzioni che non hanno nulla a che vedere con la realtà e il buon senso. Le società Alitalia e Sea hanno convinto le autorità politiche italiane sull’esigenza di aprire il nuovo aeroporto per il 25 ottobre: convinti che, conseguentemente, la soluzione tecnica ai collegamenti stradali e ferroviari si sarebbe trovata. La dura realtà ha rotto le illusioni sia dei governanti di destra che quelli di sinistra.
Ecco lo stato di fatto delle infrastrutture di trasporto attuale:
Lo stato dei servizi di trasporto pubblico a Malpensa 2000, nel caso di apertura al 25 ottobre, rappresenta un evidente danno per i consumatori. Nel confronto tra Malpensa e Linate con trasporto in taxi città – aeroporto, il danno ai consumatori riguarda prevalentemente i passeggeri dei voli nazionali o di breve tratta internazionale. Un’andata e ritorno Milano – Bari si traduce in un aumento del 50% del costo (da 200 a 600 Ecu) e del 20% del tempo totale di viaggio (un’ora in più).
Un’andata e ritorno Milano – Francoforte comporta un + 40% di costo (da 500 a 700 Ecu) e un + 15% di tempo (sempre un’ora). Sulla tratta Milano – Napoli sarebbe di nuovo competitivo il treno: il doppio del tempo, ma con una spesa dimezzata (non più di 250 Ecu, contro i 600 dell’aereo per l’andata e ritorno).
Ma l’accordo politico di facciata delle nostre autorità italiane non fa i conti con la realtà anche per quanto riguarda le dimensioni dell’aeroporto. La Valutazione d’Impatto Ambientale, obbligatoria per quest’opera secondo la direttiva europea, è stata svolta dieci anni fa dalla società SEA per un aeroporto da 8 milioni di passeggeri/anno. I discutibili interventi di mitigazione ambientale sono risultati così insignificanti rispetto al costo dell’opera: il bilancio della SEA impegna (neanche tutti spesi quest’anno) appena 15 miliardi, lo 0.75% dei 2.000 miliardi di lire che è costato l’aeroporto! La nostra associazione sta di conseguenza predisponendo un ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.
Non basta. Le infrastrutture che si stanno predisponendo oggi sono dimensionate per 15 milioni di passeggeri all’anno, mentre la Sea presenta previsioni e proposte di allargamento dello scalo per servire sino a 30 milioni di passeggeri nel 2010 (per intenderci quanto è stato il volume di traffico internazionale di tutti gli aeroporti d’Italia nel 1996!). E’ giusto che anche le autorità europee sappiano che nessuna delle opere infrastrutturali necessarie per sopportare un simile volume di traffico è stata neppure ipotizzata o pianificata dalle autorità italiane. Inoltre il territorio nel quale queste opere vengono previste sono tutte all’interno del parco naturale interregionale del fiume Ticino. In questo territorio i servizi annessi al sistema aeroportuale non possono essere edificati o, comunque, debbono essere contenuti nei limiti previsti dalla pianificazione del Parco.
Certi che sappiate tenere conto delle nostre osservazioni nella difficile trattativa aperta con il Governo Italiano, vi preghiamo di accettare i nostri più rispettosi saluti.
Andrea Poggio (presidente Legambiente Lombardia)
Emilio Magni (presidente Legambiente Gallarate)
Marina Vigo (presidente WWF Lombardia)
Alessandro Masiero (resp. Sezione WWF Alto Ticino)
Paola Grittini (resp. Sezione WWF Ticino Orientale)
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